Chinmoy

Cenni storici
Sri CHINMOY è un guru indiano nato nel 1931. Dai 12 ai 32 anni si forma in nell’ashram (monastero induista) del famoso Aurobindo (1872-1950). convinto di aver ricevuto dal Supremo (cioè dalla divinità) la missione di predicare il messaggio divino in Occidente, nel 1964 si trasferisce a New York, dove inizia a diffondere l’idea base dello Yoga Integrale e della meditazione del cuore. Negli anni ’70 comincia a venire in Europa, dove fonda i primi centri sorgono in Svizzera, e poi in Germania, Francia, Italia. In Europa il numero complessivo di seguaci, tra ricercatori e discepoli effettivi, è di un migliaio di persone; sono qualche migliaio a livello mondiale.
Tra le attività del movimento ricordiamo le maratone ecologiche per la pace, e i concerti per la pace. In Italia ha una casa editrice: Madal Bal, a Milano. Tra le moltissime opere di Chimoy: “Canti dell’anima”; “La meditazione del cuore”; “La vita spirituale”. Vendono anche prodotti naturali. Atleta, artista, scrittore, è autore di centinaia di libri, di migliaia di canti, di moltissimi quadri.

Dottrina
Quello di Sri Chinmoy è un movimento sincretista, che non può essere definito né una religione, né una tecnica spirituale. Non ha dogmi, se non quello di rifiutare che ci sia una verità univoca circa un eventuale messaggio divino: sono molteplici i modi che Dio può usare per rivolgersi all’uomo, come molte sono le vie che l’uomo può percorrere. Tra le vie per raggiungere il Supremo c’è anche la meditazione del cuore proposta da Sri Chinmoy. La scelta di questo sentiero interiore deve essere libera e consapevole. Perciò il candidato, prima di diventar discepolo, passa un più o meno lungo periodo come ricercatore. Va sottolineato che non si tratta di una nuova religione, ma di un nuovo modo di vivere.
Sri Chinmoy insegna che la vita ha contemporaneamente due dimensioni: divina e umana. Attraverso la meditazione si deve cercare di tener presenti le due dimensioni. Nessuna delle due deve essere trascurata. Ogni azione materiale deve avere un corrispettivo spirituale. La connessione tra la meditazione e lo sport, come l’importanza data all’arte, specialmente alla musica, rientrano in questo sforzo di trovare un corrispettivo tra le realtà materiali e quelle spirituali. Il suo insegnamento «rende indissociabili la ricerca delle perfezione interiore e lo sviluppo esterno dell’essere». Egli raccomanda di «impiegare tutti i mezzi offerti dal mondo visibile per manifestare il divino che è dentro di loro».
Un momento importante dell’adesione a questo gruppo, è la siksha: iniziazione, in cui il discepolo si consegna al maestro, e il maestro gli consegna una parte della sua anima. Nella meditazione il sentimento ha una funzione importante, tendendo alla “resa” all’amore divino tramite il maestro.
L’uomo deve tendere verso il Supremo: il raggiungimento completo non è possibile nell’arco di una vita: c’è quindi un progetto di evoluzione della coscienza che può realizzarsi solo nell’arco di più vite. Di qui il concetto di reincarnazione, tipico della spiritualità indiana.

Punto di vista cristiano
Sri Chinmoy non propone una religione, ma un modo di vita. Nessun problema quindi dal punto di vista cristiano? Notiamo che siamo in un contesto indù, come si vede dalla fede nella reincarnazione. Sarebbe una gran leggerezza negare gli aspetti ambigui di una eventuale scelta di vita di questo genere, anche se un giudizio approfondito va dato caso per caso.

Sussidi
Introvigne Massimo, Le Nuove Religioni, Sugarco Milano 1989, p. 303.
Marazzi Beatrice, “Sri Chinmoy tra Oriente e Occidente”, in Movimenti Religiosi Alternativi, n. 12, pp. 23-30.
Mayer Jean-François, Le nuove sètte, Marietti Genova 1987, pp. 36-39.

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